Rame, zinco e metalli “verdi” protagonisti sui mercati. Così gli investitori puntano sulla transizione energetica.

Lug 21 2021
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Le materie prime industriali, come ferro, zinco e rame, sono le protagoniste di uno dei rally più entusiasmanti del 2021. Da inizio anno i guadagni sono stati prossimi al 60%, e gli analisti si stanno chiedendo quale sia il limite, che sembra non esserci. Nel caso del rame, in particolare, la banca statunitense Goldman Sachs si è spinta a definirlo “il nuovo petrolio”, in quanto sarà cruciale per la transizione energetica verso fonti più pulite di quelle fossili. Ed è molta l’eccitazione di investitori e risparmiatori, che hanno svariate frecce a disposizione per colpire il bersaglio di un rendimento nel lungo periodo.

“Entro il 2030 la domanda di rame crescerà di quasi il 600% e addirittura del 900% in caso di iper adozione di nuove tecnologie”. Ne sono convinti Nicholas Snowdon, Daniel Sharp e Jeffrey Currie, i tre analisti di Goldman Sachs che hanno redatto uno dei report più discussi delle ultime due settimane. Analisi che dice senza giri di parole che non ci potrà essere decarbonizzazione senza rame. La banca americana stima che i prezzi del rame possano passare dagli attuali 9.000 dollari per tonnellata a circa 15.000 dollari, dato che la domanda continuerà ad aumentare. Ma non c’è solo il rame tra le materie prime industriali più interessanti. Il processo di abbandono delle fonti energetiche basate sul carbon fossile è un dato di fatto a livello globale, accelerato dalla pandemia di Covid-19. E non sono pochi i metalli considerabili “verdi”. Oltre al rame, dunque, c’è di più. Nichel, platino e zinco, infatti, sono tra le alternative più interessanti in ottica di lungo termine.

Non sono pochi nemmeno i fattori che potrebbero sostenere questa tendenza secolare. In primis, gli sforzi fiscali messi in campo dai governi dopo la peggior recessione dai tempi della Seconda guerra mondiali. Liquidità che non sarà ritirata nel breve. E poi il cambio di paradigma sul fronte del mutamento climatico. Secondo Norman Villamin, capo degli investimenti della divisione Wealth management di Union bancaire privée (Ubp), c’è un elemento preciso, frutto di un accordo globale. “Le tre maggiori realtà economiche – Stati Uniti, Cina e Unione Europea – si sono impegnate per un’agenda di neutralità carbonica, un trend di investimento secolare volto a sostituire le infrastrutture preesistenti, e ciò potrebbe apportare ulteriore slancio alla ripresa ciclica nel prossimo decennio”, dice Villamin.

Ne è convinto anche Mobeen Tahir, direttore della ricerca del fondo WisdomTree. “In futuro la transizione energetica potrebbe essere la forza motrice principale: questo megatrend è stato favorito dalla pandemia, con cui i responsabili politici si sono resi conto che, per stimolare la crescita, occorrono iniezioni fiscali e non è sufficiente fare solo affidamento sulla politica monetaria”, spiega Tahir. E porta un esempio concreto. “Di recente la casa automobilistica Jaguar Land Rover ha dichiarato l’intenzione di sperimentare quest’anno la tecnologia delle celle a combustibile a idrogeno, nel tentativo di elettrificare il suo intero parco veicoli entro il 2025”, sottolinea Tahir. Il quale guarda anche al mercato dei veicoli elettrici. “Sì, perché si sta seguendo una traiettoria esponenziale: secondo Wood Mackenzie, entro il 2040 potrebbero circolare sulle strade 300 milioni di auto elettriche contro i 5 milioni circa presenti nel 2019”. Ne deriva, sostiene Tahir, che ci saranno alcune materie prime più monitorate di altre dai gestori. “La transizione energetica promette bene per metalli ecologici come il rame, il nichel, l’argento, l’alluminio e il platino, solo per citare qualche esempio. Per una fonte strutturale di crescita della domanda di metalli si prevede un’accelerazione nei prossimi anni, se non nei prossimi decenni; inoltre la domanda avrà probabilmente carattere globale, anziché essere trainata da una manciata di Paesi, e la debolezza del dollaro statunitense nel breve termine potrebbe conferire proprio quello slancio in più per imprimere un’accelerazione a questo megatrend”, dice l’economista di WisdowTree. Il quale resta positivo sull’outlook di lungo termine del comparto.  

Dal punto di vista operativo, le opzioni sono numerose. Dalle singole materie prime ai panieri mirati, a quelli diversificati, passando per gli Exchange traded fund (Etf), i fondi negoziabili come titoli azionari. Secondo i dati di Bloomberg, i panieri diversificati stanno dominando i flussi in ingresso a livello globale. Nello specifico, sono pari a 6 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno per i diversificati, seguiti dai metalli industriali con flussi netti in entrata per circa 800 milioni di dollari. Tuttavia, si tratta proprio del comparto tenuto sotto osservazioni dai gestori più lungimiranti. Due sono gli Etf più discussi degli ultimi tempi quando si parla di rame. Da un lato lo United States Copper Index Fund, che da inizio anno sta registrando un rendimento del 37,9% e ha un’esposizione differenziata sui future legato al metallo rosso. Dall’altro, troviamo l’iPath Series B Bloomberg Copper Subindex Total Return Etn, che dal primo gennaio a oggi ha guadagnato il 37,1 per cento. Da non sottovalutare ci sono anche altri due strumenti, che possono garantire un’esposizione diversa. Come il Vanguard Materials Etf, +13,51% da inizio anno, che può fornire uno spettro più ampio sul settore, e come il VanEck Vectors Rare Earth/Strategic Metals Etf, che guarda al segmento delle terre rare, utili per i semiconduttori, e che finora ha fatto segnare un rendimento del 17,17% dall’inizio del 2021. Dato l’incremento della domanda di dispositivi elettronici, soprattutto il VanEck potrebbe essere una delle scelte di portafoglio più orientate al lungo periodo.

Fonte: LaStampa

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